lunedì 11 ottobre 2010

Mal di schiena e sciatica due problemi comuni

Autore: Dr. Fabio CONTA

OSteopata D. O. - Fisioterapista
Studio Ceder
Via Pammatone 5, Genova
Tel. 010.8608850

Iniziamo questo articolo utilizzando termini non specificamente scientifi­ci, per esprimere alcune considera­zioni su un problema che, prima o poi nella vita, può riguardare chiun­que. Infatti, per il solo fatto di alzarsi la mattina, vivere la giornata e ritornare nuovamente a letto per dormire la notte, si entra a far parte di quella moltitudine di persone, si stima circa 75/80%, che soffrono di mal di schiena. Sembra non esserci neanche molta differenza numerica, circa 50% a testa, fra persone che fanno un lavo­ro sedentario e persone che svolgo­no un lavoro molto attivo. Un episodio doloroso lombare deve essere prima inquadrato dalla figura del medico, in modo tale che si abbia la certezza che il sintomo dolo­roso non provenga da altre patologie. In seguito, una volta definito il qua-dro clinico e appurato che i sintomi riportino ad una lombalgia comune, si è nella condizione migliore per rivolgersi ad un osteopata o fisiotera­pista esperto in terapia manuale e meccanica.
Veniamo ora a parlare di ciò che si intende per lombalgia comune. Si tratta essenzialmente di un dolore nella zona lombo sacrale della colon-na vertebrale. Molto spesso la risonanza magnetica prescritta dallo specialista mette in evidenza segni di usura come artrosi, discopatia, protrusioni discali, legge-re scoliosi o trascurabili atipie. Se insieme alla lombalgia compaiono anche sintomi lungo l’arto inferiore fino al piede, si può parlare di sciati­ca, troppo frequentemente, però, associata alla possibile presenza di ernia discale, magari confermata da un esame specifico. Negli ultimi anni il medico tende a formulare una diagnosi basata di più su un equilibrato rapporto tra l’evi-denza clinica (sintomi presenti o pro­vocabili mediante appositi test) e l’in-dagine per immagini (RM; Tac; Rx; ecc), cercando di quantificare il reale peso di ciò che gli strumenti vedono rispetto all’aspetto sintomatologico doloroso del paziente.
Tutto ciò ci porta diretti ad alcune considerazioni degne di interesse per i professionisti del settore, ma, soprattutto, per i pazienti sofferenti che devono essere al centro del pro­blema.
Se è vero, come fino ad ora afferma­to, che un esame strumentale non possa necessariamente chiarire un problema di dolore lombare, indipen­dentemente dal fatto che metta in evidenza qualcosa, oppure, come spesso accade, nulla di rilevante, perchè insorge un dolore? Perchè spesso non passa nonostante le terapie fisiche effettuate (fisiotera­pia, terapie strumentali,ecc)?
La risposta a tali quesiti è tutt’altro che facile; tuttavia, una volta accerta­to che il disturbo non passa nono­stante le varie cure, può diventare interessante affrontare la questione da un punto di vista originale, basato anch’esso su criteri scientifici, classi­ficabili e riproducibili.
Ecco allora l’introduzione dello studio della Sindrome dolorosa meccanica; condizione che si manifesta tramite disturbi funzionali del sistema muscolo-scheletrico e viscerale che generano dolori differenti per fre­quenza e intensità, senza che alcun substrato organico permetta l’identifi-cazione delle cause mediche del pro­blema. Una valutazione accurata in campo funzionale permette di verifi­care alcuni dati clinici che sommati a test funzionali forniscono l’indicazio-ne corretta per effettuare un tratta­mento affidabile ed efficace.
A seconda che sia coinvolto il siste­ma muscolo-scheletrico o viscerale (da un punto di vista funzionale osteopatico), si possono praticare normalizzazioni articolari, fasciali, muscolari, mediante tecniche appro­priate, mirate, dolci, rispettose del paziente. Tali tecniche hanno lo scopo di liberare il corpo da fastidio­se restrizioni di movimento che pos­sono instaurare schemi lesionali fun­zionali riconoscibili e generare i sinto­mi dolorosi.
Se è possibile verificare che il distur­bo funzionale meccanico vertebrale o viscerale che causa una sindrome dolorosa è reversibile, anche il qua-dro clinico doloroso è reversibile. Occorre un’attenta valutazione del paziente per stabilire un corretto piano di trattamento. Per la maggior parte dei casi codifi­cabili con questo criterio l’intervento terapeutico si può esaurire in poche sedute manipolative.

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